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Diverse fasi della sua vita

Diverse fasi della sua vita

Non molto tempo fa, ho condiviso con voi la genealogia dei miei antenati paterni, originarie delle Isole Canarie, che per sei generazioni risalgono fin al settecento. Purtroppo, non ho potuto fare un simile estensivo studio genealogico sull’ascesa dei miei antenati materni; ma ho voluto condividere con voi tutto quello che io ho saputo in modo biografico attraverso i ricordi di mia madre.

Molto poco si sa dei miei bisnonni materni Elogio Tortolero e Paula Ojeda salvo che possedevano una vasta proprietà nel sud del Stato Carabobo di Venezuela circa il secolo diciannovesimo. Successivamente, I miei nonni, Rafael Tortolero (nato nel 1893) e Marcolina Rivero (nata nel 1898) possedevano estese terre che lavoravano come coltivatori di canna e agricoltori di caffè sulle montagne note come il « Fundo (Culo) di Jorge » [prendendo il nome del mio bis-bis nonno], sebbene siano state ufficialmente denominati come “Banco Largo,” intorno al villaggio di Bejuma in una bella regione del Venezuela. Dal tempo della colonia, si pensava che la mia famiglia materna sarebbe stata discendente di origine sefardita spagnola, dalla regione di Toledo. Ma non sono stato in grado di compilare la documentazione necessaria per verificarlo. Maria Teresa, come mia madre fu stata battezzata, nacque nel 1927 in prossimità a Bejuma in una grande casa, che avese descritto come avente sette camere da letto. Sin da quando fosse bambina scrivesse poesie ispirata dai suoi dintorni così come dall’amore dei suoi genitori. Purtroppo, all’età di 11 anni perse sua madre a causa di eclampsia da una sesta gravidanza fallita all’età di 39 anni, e l’anno successivo, perse anche suo padre da una polmonite all’età di 46 anni. Come risultato, tra 1938-46 assistesse il Convitto del Collegio di Lourdes a Valencia, come fosse stato ordinato dalla sua guida spirituale, “in locus parentis”, il Padre Francisco Martínez. A diciotto anni, completò la sua formazione com’igienista di scuola e di segreteria di contabilità. L’anno seguente contrattò matrimonio civile con un immigrato russo, ma il matrimonio non fosse stato consumato, perché lui fosse sparito inspiegabilmente con tutti i risparmi di mia madre. Un anno dopo o così, lei cercò consulenza da un avvocato, che alla fine la sposò diventando mio padre. Ricordava che loro si fossero incontrati mentre lui era un rappresentante sindacale per la stessa Centrale Tacarigua Sugar Company (vicino al lago Valencia) in cui mia madre fosse cominciato a lavorare all’età di 20 anni.

Essendo sposata a 24 anni una seconda volta, e dopo otto gravidanze solo cinque bambini sopravvissero dei quali io sono il secondo. Per undici anni, tra le età di 49 a 57, fosse stata coinvolta in un divorzio molto combattuto da mio padre. Dopo essere stata sposata ad un avvocato per 27 anni, tornò a scuola per sette anni in modo che potesse aver ottenuto una laurea in giurisprudenza all’età di 64 anni nel 1991, specializzandosi in materia del benessere dei minori. A proposito, a 58 anni fu sposata ad un altro avvocato 15 anni più giovane da lei; comunque, il matrimonio non sarebbe durato più di due anni. Nella sua fine degli anni 60 e primi anni 70 lei faccia uno sforzo concertato per costruire un corpo di sua poesia. Nel 1998 smise di lavorare come avvocato ed fosse dedicata ai suoi nipoti a pieno tempo. Nel 1999 abbiamo avuto la possibilità di viaggiare insieme in Europa per un mese, quando abbia già settantadue anni. L’anno successivo, le fu diagnosticato il morbo di Alzheimer, sebbene, nel 2004, Lei sia ancora abbastanza bene per godere incontrare per la prima volta il mio compagno Davide, qui a New York. Lei fosse veramente impressionata da lui, cosí come da mia suocera Eva Lowenberger. Dopo nel 2011, mia madre morí dei relativi stadi avanzati della malattia di Alzheimer all’età di 84 anni. Da quando ho potuto ricordare, oltre a scrivere poesie, mia madre fosse stata approfondita in metafisica e vari soggetti esoterici, che ebbero preservato il suo entusiasmo per la vita. Mi disse che aveva cominciato a leggere Jiddu Krishnamurti nei suoi vent’anni, e ho ricordato che lei soleva parlare di lui con grande ammirazione fin da quando ero un adolescente. Amava anche tutte le arti, e gli piaceva molto che fossimo interessati a loro. Il suo incoraggiamento mi ha spinto a diventare artista fin dalla prima infanzia. Per concludere questa narrativa, vorrei leggere una notazione scritta a mano in spagnolo, la quale ho ricevuto da lei cinque anni prima di morire:

« Ali Nel Vento »

Manteni il volo veloce

sopra la tua sorte.

Ampia e lunga è la via,

e se dal primo passo cadi.

Uccellino ferito,

alzi gli occhi al cielo.

Non temi al destino

perché sarebbe una fuga vile

quando l’amore è divino.

 

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Cos’è il buon senso?

 

Una delle migliori frasi che possono essere utilizzate per definire il concetto di buon senso è sicuramente la capacità di giudicare e comportarsi con saggezza, ma potremmo anche dire che è il risultato di un logico, seppur elaborato, ragionamento.

21 settembre 2010 da Luca Speranza a Fruttalia.it

Contrario al buon senso, il senso comune spesso condonerebbe le idee più inverosimili, come se fossero norme o regole di comportamento accettabili. Ed è così che gli uomini e le donne con un senso comune sembrano con noncuranza di avere opinioni derivanti da un carattere puramente stereotipato. Potrebbe sembrare allettante accettare tale abitudine che rafforzerebbe un giudizio preconcetto così come un senso di separatismo. In tal modo, le persone in una relazione tra se stessi, si percepiscano come se fossero immagini o parti di un fenomeno collettivo, piuttosto che come in realtà le persone sono individualmente.

Anche se riduttivo, questi preconcetti di preferenza potrebbero apparire anche pratici se contengano differenze tra le civiltà e le culture al fine di stabilire i confini. Di conseguenza, condizionati da tali credenze, la gente comune difficilmente si frenino da una miriade di nozioni preconcette piuttosto che alla ricerca delle qualità nelle persone come in realtà sono singolarmente. E così preferirebbero aggrapparsi di un sistema derivato da forme di disuguaglianza.

Col semplice confronto tra qualsiasi civiltà latina ed un’anglosassone uno sottintende e manifesta tale differenze come se fossero mondi isolati; vale a dire per esempio: Gli italiani sono fatti così, mentre gli americani sono altrimenti. La condizione umana è pertanto trasformata in classificazioni che dipendono da aspetti fisici o conquiste storiche. In tal modo, si possa ragionare la sistematizzazione di una esterna qualità superficiale tale come quella che sarebbe stata “ellenizzata,” “latinizzata”, “anglicizzata,” “slavicizzata,” “africanizzata,” “sanskritizzata o brahmanizzata,” “sinologizzata,” “pacificizzata,” o perfino “aborigenizzatao “indigenizzata.” Fondamentalmente, stiamo parlando su termini di un tipo di settarismotradizionalista e reazionario tra le culture—banali come insulari–, invece di una base comune al di là delle differenze linguistiche e culturali: Una base comune di interdipendenza, non sul terreno di abitudini, apparenze o d’un assolutismo; però anzi il prodotto di un pensiero aperto alla disamina, poiché la nostra realtà non ha vero nessun luogo di riposo.

Ricardo Morin 11/11/13

Preghiera a un Tiranno

Sia benedetto il cielo! Basta che la nostra volontà di superare grandi ostacoli sia possibile, senza farsi intimidire dalla sfida enorme che ci attenda. Che Dio lo voglia! Può darsi che la miseria si possa essere annegata dal coraggio di vederla. Che non si sappia! Sembra che nel fare fronte alle nostre paure, forse la paura avesse indebolito la nostra risoluzione, se non fosse stato perché un ordine abbia dovuto prevalere, nonostante qualsiasi ignominia.

Dio lascia che non si dica, che alcuna volta noi abbiamo ceduto in servitù. Un tiranno non prevarrà a patto che lui non faccia come lui voglia, mentre lui marcisca nella sua putrefazione. Per quanto ne sappia, la tua disfatta possa essere solo il risultato della propria cecità. Che Dio ti aiuti e ti tenga ad annullare la crudeltà del tuo proprio cuore. Che rimanga fra di noi! Non sia peccato che ci siamo sostenuto la tua costrizione. Peccato che tu non ti renda conto che la tua vita sia crudele, e che tu non abbia l’interesse, la passione, l’intensità, la fiamma, per trovare l’ordine.

Che si sappia che tutti siamo responsabili: Sei un riflesso della nostra debolezza collettiva. Lo dico affinché tu capisca. Possiamo assumerci alcuna responsabilità se ci fossimo affondato nella nostra barbarie, la nostra sonnolenza? Nessun individuo potrebbe essere dissociato da questa possibilità, senza il coraggio di affrontare se stesso. Ogni giorno ed ogni momento, perdiamo la nostra identità d’esseri umani a causa della nostra indifferenza. Che non si dica! È possibile che ti abbiamo odiato? Basta che vorremmo offrirti la compassione che ci avessi negato.

Prima che sia troppo tardi ti esortiamo: Tutto quello che si può fare è vedere il totale disordine che c’è dentro e fuori di te. Vedilo! Si puoi vedere tutto questo disordine all’istante, ed è la sola cosa che conta, cioè vederlo istantaneamente senza che uno non abbia contraddizione. Quando si vede il pericolo del disordine, c’è azione istantanea che è la negazione totale della cultura che ha portato disordine, che è uno stesso. E facile che sia vero. Ebbene, sarà certo a meno che uno affondi nel torpore d’indolenza.

New York, 13 Gennaio 2014

Ricardo Morin, Università Yale, MFA 1983

Cuba Colonizza Venezuela

Il Venezuela è in uno stato di caos totale a causa di un’ondata di criminalità tra diverse fazioni politiche, causando in media quasi 100 omicidi per ogni 100.000 persone, e con una mancanza di risorse di base per la sopravvivenza ad un alto tasso di 52% d’inflazione. Le persone vivono sotto il giogo di un tiranno furbo, presidente illegittimo e suoi scagnozzi cubani, che tengono tutti nel luogo utilizzando tattiche terroristiche. Infatti è ormai ufficiale che il paese è completamente invaso dal governo cubano. Adesso il Venezuela è diventato una colonia di Cuba. Nei miei sforzi per incoraggiare attraverso la mia scrittura di protesta, spero di cercare un modo per marchiare i perpetratori, ed un invito a non consegnare le nostre libertà, che potrei essere anche in grado di metterci il carico da undici fra molte cittadini responsabili. L’idea è che uno deve essere moralmente responsabile per evitare di essere sopraffatto dalla paura.

New York, 9 Gennaio 2014

Ricardo Morin, Università Yale, MFA 1983